LETTERATURA ITALIANA, LETTERATURA MODERNA E CONTEMPORANEA

“Una questione privata” di Beppe Fenoglio: l’amore ai tempi della Resistenza

Il romanzo è opera dello scrittore piemontese Beppe Fenoglio, che inizia a scriverlo nel 1960. La vicenda è ambientata nelle Langhe piemontesi all’epoca della Resistenza, tra il 1944 e il 1945.

Trama

Il protagonista del romanzo è Milton, un giovane universitario ed ex ufficiale. È sensibile e non bello, lo caratterizzano però degli occhi notevoli, “tristi e ironici, duri e ansiosi”. Il narratore ci proietta subito in una dimensione passata, descrivendo i momenti che Milton ha trascorso tempo prima con la ragazza del suo cuore, Fulvia. La situazione presente è molto diversa: Fulvia si è trasferita da Alba a Torino, mentre Milton è partigiano nella squadra del Leo, presso Treiso. Un giorno Milton fa visita alla casa di Fulvia, dove trova la governante, la quale, parlando, rivela qualcosa che colpisce molto il ragazzo, e lo ferisce nel profondo… Infatti pare che Fulvia si intrattenesse in varie serate con il loro comune amico, Giorgio, sia all’interno della casa che all’esterno.

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Milton rimane sconvolto e decide perciò di spostarsi da Treiso per recarsi a trovare Giorgio, anche lui partigiano, presso la squadra di Pascal a Mango. Qui Milton attende l’amico, che si sarebbe dovuto trovare insieme agli altri del suo gruppo e invece pareva essersi attardato da qualche parte mentre tornava da una spedizione. Nell’attesa, Milton ripensa ad alcuni momenti vissuti con Fulvia e con il suo amico.

L’attesa però si fa sempre più lunga e il protagonista sente che qualcosa non va: c’era una nebbia del colore del latte quel giorno, e Giorgio poteva anche essersi perso o essere stato catturato dai fascisti. Con il tempo quest’ultima ipotesi si rivela vera e un contadino che aveva assistito alla scena racconta della cattura. Milton si attiva subito per aiutare l’amico e si reca al gruppo partigiano della Stella rossa per chiedere se avessero fascisti prigionieri, in modo da concretizzare un possibile scambio. Purtroppo la risposta è negativa: l’ultimo catturato era stato già giustiziato.

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Milton decide allora di recarsi al Comitato di Liberazione. Nel tragitto si ferma a mangiare a casa di una anziana signora, con la quale parla della situazione della guerra e che gli racconta qualcosa di sé.

Mentre cammina nottetempo cade nel fango e vede soldati della brigata fascista di San Marco di Canelli. Questi sono a loro volta osservati da uomini della collina, che li scrutano con odio e con la consapevolezza che la fine della guerra non sarà vicinissima. Milton ipotizza che questa fine accadrà a maggio.

In una vigna non lontanissima dalla caserma dei fascisti il protagonista incontra una vecchia, la quale gli porta, su sua richiesta, un sandwich di pane e lardo. A sorpresa, si rivela una preziosa alleata: gli indica infatti che un fascista, un sergente, è solito recarsi una o due volte al giorno, o verso le una, dopo il rancio, o verso le diciotto, presso la casa di una donna del luogo. La casa è quasi dirimpetto alla fine di un bosco di acacie, dove Milton si nasconde in attesa.

Assalito il sergente e minacciatolo con la colt, inizia a camminare spiegandogli il suo piano. Milton non intende ucciderlo, ma vuole scambiarlo ad Alba con il suo amico Giorgio. Il sergente è comunque spaventato, a tal punto che non crede al rapitore e prova a scappare; per questo Milton è costretto ad ucciderlo.

Il narratore introduce un’ellissi e ci conduce a Trezzo dove il protagonista incontra un partigiano di sua conoscenza, Fabio, vicecomandante di un presidio. A lui regala la beretta del fascista e da lui ottiene ospitalità per la notte, e mentre altri partigiani parlano della storia di una maestra fascista, Milton non riesce a dormire e pensa continuamente, non al sergente ucciso però. Ripensa a quanto la custode gli aveva riferito di Giorgio e Fulvia e decide che l’indomani avrebbe voluto vederci più chiaro.

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L’indomani a Canelli per vendicare il sergente ucciso si uccide il giovane Riccio, un quattordicenne che aveva aiutato i partigiani. Nel frattempo Milton è quasi arrivato ad Alba, alla villa di Fulvia. Pensa intensamente al suo amore per lei quando viene sorpreso da uno squadrone di fascisti. Inizia a correre mentre sente intorno a sé il rumore degli spari che fendono l’aria.

Il finale è lasciato in sospeso…

Commento

Il romanzo sembra incompiuto, racconta di una ricerca di risposte mai soddisfatta, forse potrebbe dirsi metafora dell’esistenza intera. Il protagonista è tratteggiato fisicamente e anche caratterialmente, e la sua figura in un certo senso si delinea nello svolgersi dei fatti. Tale svolgimento è rapido e affollato di parole, di azioni e di luoghi.

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Potremmo individuare un doppio binario nel testo: da un lato l’aspetto emotivo e interiore di Milton, dall’altro il suo concreto agire nei luoghi della Resistenza, il suo interloquire con un mosaico di personaggi più o meno rilevanti. Il secondo è chiaramente dettato dal primo, in particolare dall’amore nutrito per Fulvia, che appare davvero il motore propulsore della storia. In effetti l’amore per la ragazza, che si rintraccia nei ricordi di Milton e sembra essersi realizzato in un lontano passato, spinge il protagonista a revocare tutto in dubbio, ad agire, a voler comprendere la verità dalla voce del suo amico, se tale ancora può dirsi. Sembra che tutti i sentimenti siano perciò oggetto di decostruzione, di dubbio e rimangano come sospesi in attesa di un giudizio.

Un altro personaggio del romanzo sono forse i luoghi: i boschi piemontesi, la nebbia, il fango, le vigne. Il narratore li dipinge con dovizia di particolari, particolari assolutamente relati al punto di vista dei personaggi, al loro contatto con l’esterno; emerge con una certa chiarezza l’atmosfera di precarietà, di freddo, di paura di violenza. I dialoghi tra i personaggi rivelano una certa familiarità tra individui e ambienti, e al contempo il senso di rassegnazione per una guerra che costringe a imporre la morte per salvare la propria vita.

Tuttavia pure nel dolore di un evento come la Resistenza, nascosto e al contempo assolutamente pubblico e collettivo, campeggia grandemente “una questione privata”, un amore forse unilaterale, ma capace di porre tutto, anche la vita stessa, su un piano secondario.

LETTERATURA ITALIANA, LETTERATURA MODERNA E CONTEMPORANEA

Domande e risposte su “La luna e i falò” di C. Pavese

  • Quando è stato scritto il romanzo? 1948/9, pubblicato nel 1950.
  • Che genere di romanzo è? Si tratta di un romanzo realista, denso di spunti autobiografici. Potrebbe essere definito anche romanzo di formazione.
La luna e i falò, Einaudi, 1997
  • Che cosa racconta? E’ la storia di un ritorno, di una maturazione, riguarda la presa di coscienza dell’importanza delle radici e della difficoltà nel trovarle (si veda in particolare il primo capitolo). Allo stesso tempo è il racconto di un viaggio, metaforico e reale, nel mondo dell’infanzia, ormai quasi mitologico. Ma il viaggio è anche alla scoperta di nuovi mondi, ed è dovuto all’esigenza di crescita e di cambiamento. Tornare dopo essere cambiati risulta complesso, non sembra di ritrovare più se stessi. La maturazione come elemento fondamentale di questo romanzo sembra confermata anche dall’epigrafe iniziale: “For C. Ripeness in all” (Per C: maturità in tutto). Constance Dowling è l’attrice americana di cui Pavese era innamorato.
Andrea Checchi e Costance Dowling nel film La strada finisce sul fiume
Di sconosciuto – archivio personale, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4440344
  • Come si chiama il protagonista? E’ soprannominato Anguilla, ed è un orfano. Vive poveramente e lavora in campagna, finché decide di partire.
  • Quanti anni ha? 40 anni, al momento del racconto.
  • Chi racconta le vicende? Il protagonista stesso, in prima persona. Il narratore è dunque interno.
  • Qual è la trama?  Anguilla, orfano, è adottato  da una famiglia modesta proveniente da un piccolo borgo contadino (probabilmente Santo Stefano Belbo, luogo natale dell’autore) e abita sulla collina Gaminella; dopo la morte di Virgilia, madre adottiva, quando ha solo 13 anni, si trasferisce presso “La mora”, tenuta del Sor Matteo, un proprietario terriero. Inizia a lavorare e vive le sue vicende adolescenziali presso la tenuta, dove è circondato dalle figure femminili delle figlie di sor Matteo, Irene, Silvia e Santa, delle cui vite e storie amorose è attento osservatore. Parte poi per la leva militare e va a Genova; lì vive esperienze antifasciste e conosce Teresa. Si imbarca in seguito per l’America, dove fa fortuna; vive probabilmente in California. Qui è presente un’altra figura femminile, Rosanne, con la quale la storia d’amore si conclude a causa della partenza di lei. Gli americani, dice il protagonista, sembrano non avere radici, sono come “bastardi” (cap. XXI).
  • Il protagonista, partito senza nemmeno un nome, dopo tanti anni ritorna nel periodo del Ferragosto (si racconta brevemente anche di un precedente ritorno); incontra Nuto, amico saggio, sempre rimasto al paese, e guida razionale di Anguilla. Lui rappresenta il legame con un passato che sembra ormai scomparso, come scomparsi sono gli altri personaggi della sua vita passata e gli alberi di nocciole intorno alla casa del padre adottivo.
  • La vecchia casa di Gaminella è stata acquistata da un povero contadino mezzadro, Valino, nel cui figlio zoppo, Cinto, Anguilla rivede se stesso da ragazzo. Valino, a causa della povertà e dei problemi economici, arriverà ad uccidere la nonna e la cognata che vivono con lui, mentre Cinto riuscirà a fuggire e avviserà Nuto e Anguilla. Il romanzo termina con il racconto della morte di Santa, uccisa dai partigiani a causa del suo doppiogiochismo.
  • Fabula e intreccio coincidono? No, i piani temporali sono sfalzati; la narrazione segue l’andamento dei ricordi, e si sposta continuamente dal presente al passato, dunque sono presenti molte analessi.
  • Qual è l’ambientazione? Il mondo rurale delle Langhe, nel Piemonte meridionale. Lo scenario è descritto con notazioni uditive, olfattive, tattili e visive. Sono frequenti i termini tecnici relativi all’agricoltura e alla vegetazione tipica della campagna piemontese (tra cui i nocciòli, che il protagonista aveva vicino alla propria abitazione e che appunto non ci sono più).
Risultati immagini per noccioli
  • Perché il titolo? La luna influenza i raccolti e i falò servono per rendere fertile la terra; si tratta di simboli del mondo rurale, e allo stesso tempo sembrano anche simboli mitologici. I falò si accendevano anche durante le feste in campagna. Inoltre l’incendio della casa della Gaminella e il falò acceso per dar fuoco al cadavere di Santa sembrano alludere nuovamente al simbolo esplicitato dal titolo.
  • Quali sono i personaggi più importanti, come sono descritti e quali caratteristiche hanno? Nuto è l’amico saggio, suonatore di clarino, falegname. Durante l’adolescenza è stato compagno nella vita del protagonista, l’ha aiutato e accompagnato nella crescita. Da adulti è di nuovo una figura di riferimento, che rappresenta scelte opposte rispetto a quelle di Anguilla: non se ne è mai andato dal paese, e pensa che ci si possa restare solo non andandosene mai. Forse è Nuto il simbolo di quelle radici che Anguilla sembra non trovare. Nuto è inoltre aiutante dei partigiani, dunque vive in modo abbastanza attivo, benché prudente, un periodo storico turbolento, ovvero gli anni della Resistenza e della Repubblica di Salò.
  • Le figure però descritte con più dovizia di particolari sono quelle femminili, in particolare Irene, Silvia e Santa. Irene, bionda ed eterea, affascina il protagonista, che però sa di non poter arrivare a lei e dunque sente una maggiore attrazione per Silvia, mora e più passionale. Le ragazze sono però figlie del suo padrone, quindi ha con loro solo un rapporto di subalternità. Tuttavia la seconda parte del libro è tutta concentrata sul racconto delle loro vicende, con il rammarico quasi di non avervi preso parte.
  • Tutti i personaggi del passato di Anguilla, più o meno rilevanti, tranne Nuto, vengono citati in assenza: molti infatti sono defunti, o comunque non sono più presenti in paese. Anche questo contribuisce al senso di sradicamento del narratore, deciso alla fine a ripartire.